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Alcuni documenti di Lendinara – Gli ideali francesi affascinarono la città

Documenti di Lendinara - Comune

Purtroppo non molti documenti sulla storia di Lendinara sono conservati nell’antico archivio comunale della città. Sapete perché? Beh, è presto detto. Nel 1809 i briganti, durante l’offensiva contro Napoleone dove gli austriaci si erano portati lungo la linea di confine dell’Adige, si sono impossessati di molti centri polesani, tra cui anche il nostro. Ovviamente saccheggiarono case e si impadronirono della piazza per ben tre giorni. E cosa brillantemente decisero di fare? Un allegro falò in cui bruciarono le carte del Comune, vecchie e nuove.

Era il 9 Luglio secondo quanto scritto da Pietro Perolari Malmignati in una sua relazione del 1822 al governo. Fortunatamente altri documenti sono stati trovati in diversi archivi. Tra questi si è conservato un copialettere della Municipalità “giacobina” dalla caduta di Venezia alla venuta austriaca dopo Campoformio, trattato del 1797 in cui era ovviamente l’Adige il punto di confine tra Francia e Austria , dove si accenna ai rapporti militari di persone note della rivoluzione e del periodo napoleonico. Circa 400 lettere che coprono un periodo di 8 mesi in cui si percepisce come le idee francesi erano particolarmente abbracciate a Lendinara dal ceto nobile e più colto per poi trasformarsi in un brutto sogno amaramente deludente.

Cosa resta del passato di una città

Documenti di Lendinara - Pietro Perolari Malmignati ph Times of MaltaPietro Perolari Malmignati ph Times of Malta

Grazie a questo copialettere si può capire come Badia e Lendinara si fecero travolgere positivamente dagli ideali francesi, mentre Rovigo e Adria non ne subirono il fascino e ne restarono distaccati tanti da mantenere la loro autonomia amministrativa locale per salvaguardare in qualche modo gli interessi delle famiglie facoltose e importanti. Al ritorno dei francesi da Lunèville, 1801, dopo la parentesi austriaca, Lendinara farà festa. L’intera popolazione  si sentirà coinvolta in balli, spari, spari fino a tarda notte, luminarie ai balconi…

In questo clima di rinnovamento molte furono le figure di successo che presero forma tra i lendinaresi. Giovan Battista Malmignati diventò Presidente del Dipartimento II del Governo Centrale del Padovano, Polesine e di Rovigoe Adria, mettendo mano ad un decreto dei Consorzi di Bonifica. Da ricordare anche Giovanni Battista Conti e Pietro Perolari Malmignati.  Il primo noto anche in Spagna per lo studio e la traduzione in toscano di poesie castigliane. Membro del Consiglio di Lione nella Costituzione della Repubblica Italiana, in seguito diventò Vice-Prefetto di Rovigo e Polesine, per poi rivestire anche una carica alla Corte di Giustizzia di Feraara. Il secondo era giovanissimo quando arrivarono i francesi e fu più vole primo cittadino e Vice-Prefetto di Rovereto nel 1810 con un grandissimo spirito patriottico. Era uno studioso di filosofia e letteratura.

Anche alcuni preti sono stati impegnati dal punto di vista culturale, sociale e civile. Come l’abate Antonio Maria Griffi, Generale dell’ordine degli Olivettani. Fu merito di molti di loro se alcuni artisti della città furono notati e diventarono noti. Infatti le chiese vennero ricostruite e la città mutò aspetto. Parliamo di Sciacca, Minozzi e Anselmi. Non si può assolutamente dimenticarsi del libraio a Padova, tipografo e critico d’arte Pietro Brandolese.

Testimonianza semplice ma importante

Un’altra importante testimonianza è data dal contadino Vincenzo Boraso, che lavorava per Bellino Sabini, illustre signore di Lendinara. Un cronista che involontariamente ha descritto gli anni dalla caduta della Repubblica di Venezia all’arrivo degli austriaci. Un quaderno ingiallito dove appuntava i suoi pensieri e i fatti accaduti tra il 1771 e il 1782, venne pubblicato in un almanacco del 1932 chiamato L’almanacco del Polesine, a cura di Giuseppe Marchiori ed Eugenio Ferdinando Palmieri, e un manoscritto donato dalla Contessa Giuseppina Colleoni alla parrocchia di Santa Sofia le sue testimonianze note con appunti che vanno dal 1760 al 1806. Due fonti di notevole pregio.

 

Fonte V. Boraso cronaca lendinarese (1760 – 1806), minelliana associazione culturale. Foto copertinaComune di Lendinara, ph da Facebook Falegnameria Lucchetta.

Sibilla Zambon

Autore: Sibilla Zambon

Rodigina, ingegnere informatico, appassionata di viaggi e tecnologia, mamma sprint e cuoca per diletto!

Alcuni documenti di Lendinara – Gli ideali francesi affascinarono la città ultima modifica: 2018-12-27T12:27:39+01:00 da Sibilla Zambon

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