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La Puazza, scultura molto amata e il suo lungo viaggio. Sarà egizia o fenicia?

La Puazza - Palazzo Pretorio, Lendinara

Noi lendinaresi la chiamiamo Puazza in modo affettuoso. Una parola che deriva dal nostro magnifico dialetto e significa bambolona o grossa bambola. Effettivamente è quello a cui assomiglia questa stravagante scultura, che oggi si trova sul muro attiguo a Palazzo Pretorio. Non ha la parte inferiore e il volto è direttamente incastrato nel tronco del corpo a cui mancano le braccia. Il viso è piuttosto paffuto e le labbra molto carnose. I capelli raccolti e riccioluti le contornano la fronte.

I viaggi del famoso busto

La Puazza fu ritrovata assieme ad una lapide nel 1650 vicino al monastero di San Francesco. Nel 1802 invece viene segnalata la sua presenza nel corte dei Sambonifacio, ovvero a Palazzo Dolfini-Marchiori, nella Contrada nuova, cioè via Garibaldi, sopra il portello di un orto. Ma nel 1837, grazie all’Astronomo lendinarese, sappiamo che si trova in via Varliero, al tempo via Portello. Resta nel giardino privato dei Lorenzoni fino al 1936. Almeno questo è ciò che si è tramandato oralmente. Da allora, la Puazza ha terminato la sua folle corsa alla ricerca di un posto dove essere ammirata. E’ stata infatti riposta in via Adua sul muro affianco a Palazzo Pretorio.

La Puazza - San Francesco, Lendinara La Puazza - ph foto Martini
Foto fonte da sinistra:  it.wikipedia.org, foto Martini

La lapide con cui è stata rinvenuta, era dedicata alla dea Iside e ciò ha fatto credere a molti che la scultura raffigurasse la divinità stessa. Questo pensiero è nato spontaneamente, anche in virtù delle forti caratteristiche egiziane del busto. Così si ipotizzò la presenza di un tempio pagano dedicato a Iside, proprio dove in seguito furono costruiti la chiesa e il convento di San Francesco. Ma lo studioso Livio Zerbini esclude categoricamente la possibilità che la Puazza sia una riproduzione della dea egizia. Per lui non ci sono elementi che la possano far assomigliare in alcun modo a come veniva rappresentata Iside nel passato. E’ anche vero che non c’è nulla che la riconduca nemmeno all’età imperiale romana.

Varie ipotesi

Secondo Zerbini l’unico paragone in cui si trovano elementi comuni può essere fatto con i sarcofagi fenici. A suo parere esistono analogie importanti e di spessore. Resta comunque il mistero come sia approdato a Lendinara. Le congetture maggiormente gettonate sono ben tre. Potrebbe essere arrivato in Italia da un luogo romano o siriaco, dato che molti militari della flotta ravennate erano proprio siriaci. Forse arrivò nell’epoca delle crociate. Oppure usato come zavorra in una nave veneziana. Per quanto riguarda la lapide, si ipotizza sia andata perduta mentre veniva portata a Venezia. Zerbini, invece, afferma di averla identificata tra quelle conservate al Lapidario Maffeiano di Verona.

 

Fonte Volti di Lendinara contributi per una storia urbanistica della città. Foto copertina Facebook Lendinara.

Sibilla Zambon

Autore: Sibilla Zambon

Rodigina, ingegnere informatico, appassionata di viaggi e tecnologia, mamma sprint e cuoca per diletto!

La Puazza, scultura molto amata e il suo lungo viaggio. Sarà egizia o fenicia? ultima modifica: 2018-12-11T09:29:16+02:00 da Sibilla Zambon

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